Caffeina protegge dalle malattie neurodegenerative?

04/05/2017

La caffeina è una sostanza alcaloide naturale rinomata per la sue proprietà stimolanti ed è contenuta prevalentemente in caffè, tè, cioccolata.
Uno degli effetti più conosciuti della caffeina è la sua capacità di agire come eccitante in grado di “ritardare” in maniera temporanea la sensazione di fatica, di migliorare i riflessi e la capacità di concentrazione, e di avere una blanda azione analgesica.
Ma la caffeina ha anche altre proprietà come quella antiossidante, antiinfiammatoria e antiapoptotica.
Recentemente è stata pubblicata una review sulla rivista CNS Neuroscience & Therapeutics in cui è stato dimostrato che la caffeina ha effetti protettivi nelle malattie neurodegenerative (Rif. Bibl.)
E’ stata pubblicata anche un’altra ricerca  (Rif. Bibl.) che ha visto coinvolte quasi 6.500 donne over-65, diretta da Ira Driscoll, professore di psichiatria presso la University of Wisconsin-Milwaukee. In questo lavoro è stato analizzato il consumo di caffeina (da caffè, tè, bibite come la cola) del campione, la cui salute è stata monitorata per oltre 10 anni nel corso dei quali si è arrivati a quasi 390 nuove diagnosi di demenza. E’ stato dimostrato che, rispetto a chi consuma non più di 64 milligrammi di caffeina al giorno (che grosso modo è pari a un espresso - il cui contenuto in caffeina varia da 47 a 75 mg - o a metà di una caffettiera da due tazzine di moka),  coloro che ne consumano 261 milligrammi al giorno (pari a circa 3 tazzine di espresso o a due tazzine di moka) presentano un rischio di ammalarsi di demenza o di deficit cognitivo ridotto del 36%. Per gli amanti del tè, il contenuto di caffeina ritenuto protettivo, equivale a circa 5 tazze di tè nero (200 ml circa l'una).

E’ quindi importante conoscere se si è metabolizzatori veloci o lenti.
La caffeina è metabolizzata nell’organismo dall’enzima Citocromo p450 1A2. Ogni persona possiede due copie del gene CYP1A2 (una copia ricevuta da ciascun genitore).
Sono due le varianti del gene che riguardano la metabolizzazione della caffeina nell’organismo.
Una variante codifica l’enzima che metabolizza la caffeina in maniera rapida, mentre l’altra quello a metabolizzazione lenta.
Gli individui che posseggono due copie dell’allele per la metabolizzazione rapida sono metabolizzatori veloci della caffeina, mentre le persone che presentano anche solo una copia dell’allele per la metabolizzazione lenta sono metabolizzatori lenti (Rif. Bibl.).
Il test per la Sensibilità alla Caffeina, della linea Intolerance, è in grado di identificare la predisposizione di un individuo ad essere un metabolizzatore veloce o lento soprattutto in un’ottica di prevenzione di possibili patologie o disturbi.